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giovedì 3 luglio 2014

Dal sangue dei martiri fiorisce la Chiesa

Abbiamo celebrato in questi giorni la festa dei Santi Pietro e Paolo e dei Santi Protomartiri della Chiesa romana, crudelmente uccisi alle pendici del Colle Vaticano per ordine di Nerone dopo l'incendio di Roma nel 64.
Vogliamo approfondire, anche se in forma breve, il tema della partecipazione alla passione e morte di tanti cristiani perseguitati e uccisi anche oggi in tutto il mondo e l’aspetto dell’importanza per la Chiesa, corpo mistico del Signore, del martirio cristiano. Lo facciamo offrendo un rapido sguardo sui dati relativi al 2013 forniti dall’Agenzia Fides e riportando la bella riflessione che papa Francesco ha offerto più cristiani perseguitati oggi che nei primi secoli: è quanto ha detto Papa Francesco presiedendo la Messa a Santa Marta proprio ieri.
Partiamo anzitutto ricordando che nell’anno 2013 sono stati uccisi nel mondo 23 operatori pastorali (20 sacerdoti, 1 religiosa, 2 laici), quasi il doppio rispetto al precedente anno 2012 in cui erano stati 13. Nella notte tra il 31 dicembre 2013 ed il 1° gennaio 2014 è stato inoltre ucciso p. Eric Freed, parroco ad Eureka, in California: la polizia sta indagando per chiarire le cause e le modalità dell’omicidio. Per il quinto anno consecutivo, il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si registra in America Latina, con al primo posto la Colombia.
Secondo la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 15 sacerdoti (7 in Colombia; 4 in Messico; 1 in Brasile; 1 in Venezuela; 1 a Panama; 1 ad Haiti); in Africa sono stati uccisi 1 sacerdote in Tanzania, 1 religiosa in Madagascar, 1 laica in Nigeria; in Asia sono stati uccisi 1 sacerdote in India ed 1 in Siria; 1 laico nelle Filippine; in Europa sono stati uccisi 2 sacerdoti, in Italia e in Ungheria.
“Oggi – ha detto Papa Francesco - guardiamo questa Chiesa di Roma che cresce, irrigata dal sangue dei martiri. Ma anche è giusto – ha proseguito - che noi pensiamo a tanti martiri di oggi, tanti martiri che danno la loro vita per la fede“. E’ vero che sono stati tanti i cristiani perseguitati al tempo di Nerone, ma “oggi – ha sottolineato - non ce ne sono meno”.
La Chiesa oggi distingue i cristiani perseguitati e uccisi (operatori pastorali uccisi di morte violenta) dai martiri, a cui spetta un riconoscimento successivo alla morte. Pertanto il papa giustamente invita a considerare il fenomeno della Chiesa perseguitata, come alle origini e a pregare per i tanti fratelli che soffrono ogni sorta di sofferenza per la fede. Questa stessa sofferenza rappresenta un elemento per la crescita della Chiesa stessa.
“Sappiamo – ricorda papa Francesco – che non c’è crescita senza lo Spirito: è Lui che fa la Chiesa, è Lui che fa crescere la Chiesa, è Lui che convoca la comunità della Chiesa. Ma anche è necessaria la testimonianza dei cristiani. E quando la testimonianza arriva alla fine, quando le circostanze storiche ci chiedono una testimonianza forte, lì ci sono i martiri, i più grandi testimoni. E quella Chiesa viene annaffiata dal sangue dei martiri. E questa è la bellezza del martirio. Incomincia con la testimonianza, giorno dopo giorno, e può finire come Gesù, il primo martire, il primo testimone, il testimone fedele: con il sangue“.
Oggi ci sono tanti martiri, nella Chiesa, tanti cristiani perseguitati dal Medio Oriente, all’Africa centrale (Nigeria, Sudan...), dall’Asia (Cina, Indonesia, Pakistan) all’America Latina (Colombia, Brasile...). Oggi ci sono più testimoni, più martiri nella Chiesa che nei primi secoli. Preghiamo per loro e per le loro comunità.

Umberto Virgadaula
Coordinatore nazionale CE.MI.OFS